I “fondamenti della civiltà mediterranea”: Gerusalemme, Atene e Roma. “Iniziare da Betlemme”

Affermato il valore di tutte le città, Giorgio La Pira prende dunque in particolare considerazione le loro diversità e specificità da diversi punti di vista: soprattutto quello storico-geografico e quello teologico. Ciò porta all’individuazione dei fondamenti della civiltà mediterranea.

Nel 1968 Giorgio La Pira scrive al presidente dell’Istituto di Biologia Umana dell’Università di Tunisi:

«L’uomo mediterraneo – la civiltà mediterranea, la spiritualità e la cultura mediterranea, che nel corso dei secoli si sono radicate lungo le sponde di questo grande lago di Tiberiade – ha ancora oggi (ed avrà ancora domani, nel corso dei secoli che verranno) una “funzione permanente” da svolgere per l’edificazione della storia nuova del mondo!

Perché? Perché questa “civiltà mediterranea” poggia – per così dire – su tre fondamenti di roccia che la storia nuova, i secoli e le generazioni non potranno mai corrodere: sono infatti tre “incontestabili fondamenti” della storia totale degli uomini e dei popoli!

Su questi tre fondamenti sono, per così dire, iscritti – come nelle pietre fondamentali della Gerusalemme celeste – tre nomi: quello di Gerusalemme (il senso della storia); quello di Atene (il metodo logico e scientifico e la bellezza e contemplazione artistica); quello di Roma (l’organizzazione scientifica e tecnica – per tutte le genti – del diritto e della politica).

[…] Gerusalemme, Atene e Roma – per limitarmi, con Valéry, ad esse, poiché da esse “partono” e ad esse “confluiscono” tutte le altre città essenziali del Mediterraneo e dell’Europa (Costantinopoli, Cairo, Tunisi, Algeri, Fez, Madrid, Parigi, Firenze e tutte le altre) – hanno un messaggio permanente per la edificazione della storia nuova (prossima e lontana) e della civiltà nuova dei mondo!» 

Ma Betlemme, più di ogni altra città, ha secondo Giorgio La Pira un rapporto strettissimo con Roma e con la pace 

4. – “Strategia” e cittadinanza romana. I centurioni

Il fortissimo rapporto tra Betlemme e Roma è stato individuato e analizzato nei discorsi di Brescia, 8 dicembre 1970, e di Roma, 21 marzo 1971 , in cui Giorgio La Pira ha sviluppato l’esame della «strategia romana» di Cristo e degli Apostoli. L’importanza dei due discorsi si trova sottolineata in una lettera ad Amintore Fanfani, del 1° luglio 1971, in cui il Professore ammoniva (inutilmente, direi): «se le guide politiche italiane “vedranno” questo destino storico e soprannaturale di Roma (nel contesto di questa “età ecologica”) […] se la D. C. introducesse (con intelligenza storica, teologica e politica) questo tema di Roma […]».

Il primo discorso, che chiuse, nella «significativa e augurale festività dell’Immacolata, Mater Ecclesiae», le celebrazioni bresciane per il cinquantesimo anniversario del sacerdozio di Paolo VI (dopo il suo «viaggio asiatico»), riguarda specificamente la «strategia di san Paolo» (pubblicato in  Il Focolare,  28 febbraio 1971 :

«Col suo terzo viaggio, san Paolo – sotto la “pressione” di Cristo che gli appare e lo sollecita ad attuare un disegno apostolico che sarà determinante per l’intiera storia della Chiesa e dei popoli (At 23, 11) – mira alla conquista di Roma (al “battesimo di Roma”, come Fornari ha felicemente detto): egli mira al vertice dell’impero romano; mira – per convertirla – alla più alta dirigenza culturale, militare e politica di Roma!

Questa  strategia dei vertici  è in san Paolo il tratto specifico del suo apostolato: risponde alla sua stessa vocazione iniziale: “ …  Egli è per me strumento di elezione per portare il mio nome innanzi ai Gentili, e ai re e ai figli di Israele ” (At 9, 15): Cristo Risorto a questo lo destina!

San Paolo è fedele a questo “mandato dei vertici”, a questa “strategia dei vertici” (nel rendere testimonianza sia ai piccoli che ai grandi, At 26, 22): a Cipro (nel primo viaggio) converte il proconsole Sergio Paolo (At 13, 7); a Cesarea, cerca di convertire il re Agrippa (At 26, 28…  E Agrippa a Paolo: ancora un poco e mi persuadi a farmi cristiano ); a Malta (durante il terzo avventuroso viaggio verso Roma) converte Publio, governatore dell’isola (At 28, 7): ed a Roma? È evidente che nell’appello a Cesare (At 25, 10) c’è la grandiosa intenzione apostolica di pervenire sino al vertice dell’impero romano per convertirlo a Cristo e per conquistare così a Cristo, coi vertice dell’impero romano (il vertice politico di tutte le genti), l’intiero corpo delle nazioni!

Conquistata Roma – “battezzata” Roma – il lievito dell’Evangelo si sarebbe diffuso organicamente e rapidamente in tutto il corpo dei popoli (come san Leone Magno disse) che aveva, appunto, in Roma, nel suo “Augusto”, il proprio vertice, il proprio centro.

La strategia di san Paolo.

La strategia del terzo viaggio di san Paolo è “globale”: indubbiamente è una strategia che tende a Nerone (At 25, 12); alla casa di Cesare (Fil I, 12); alla dirigenza culturale (a Seneca!); tende, cioè, alla “conquista” di Roma e, perciò, di tutto l’impero: e attraverso Roma alla conquista dei popoli di tutta la terra; tende al centro per guadagnare l’intiera circonferenza!

Questa strategia paolina è la strategia stessa di Cristo Risorto (Cristo partendosi da questo mondo  aperuit futura omnia quae Petrus et Paulus Romae predicaverunt,  Lattanzio VI, 21), dello Spirito Santo che “partecipano” a san Paolo questo disegno grandioso della conquista – a Roma – del mondo:  la notte seguente il Signore apparve a Paolo e gli disse: fatti animo; perché come mi hai reso testimonianza in Gerusalemme, così occorre che tu me la renda a Roma  (At 23, 11);  Ma apparve in questa notte un angelo di quel Dio di cui sono ed a cui servo dicendomi: non temere Paolo: tu devi comparire innanzi a Cesare: ed ecco che Dio ti ha fatto dono di tutti coloro che navigano teco  (At 27, 25);  E dopo essere stato colà  – diceva  – bisogna che io vada a Roma  (At19,21).

A questa strategia di Dio nella storia del mondo va ricondotto l’intiero mistero di Roma: la pienezza dei tempi include l’unità politica del mondo nel tempo di Augusto, la pace del mondo (l’Ara Pacis inaugurata, il tempio di Giano chiuso) ed il censimento dei mondo (Lc 2, 1 ss.) nel quale furono censiti, a Betlemme, Cristo e Maria!»

Nel secondo discorso,  Il tema delle scelte,  pronunziato a Roma il 21 marzo 1971 (pubblicato in  Il Focolare,  4 luglio 1971) , Giorgio La Pira colloca la «strategia romana» di Paolo nel quadro di quella che egli chiama la «scelta di Cesarea», e cosìpone in risalto che Paolo era cittadino romano:

«Cristo stesso fece questa scelta […] questa scelta avvenne, appunto, a Cesarea di Filippo (dopo il viaggio a Tiro, sino alle sponde dei Mediterraneo, porta degli oceani e del mondo intiero; sei giorni avanti la Trasfigurazione, significativo sigillo apposto a questa scelta): qui,  in   questa città romana  (questa scelta geografica e storica non è certamente casuale: è profetica) Cristo (dopo la ispirata confessione di Pietro) perfeziona la struttura della Chiesa, ne sceglie il Capo, ne predetermina il centro. […] Perché questa scelta – tanto fondamentale per la storia della Chiesa e del mondo – fatta proprio a Cesarea (come dire nella Roma della Palestina)?

Non ha, la scelta del luogo, un significato profetico? Non viene, con essa, profeticamente predeterminato il centro, a partire dal quale la Chiesa si coordinerà e si diffonderà in tutte le direzioni della terra?

La domanda è legittima: ed essa appare oggi, in questa età unitiva ed apocalittica, ancora più piena di significato: mostra il “disegno organico di Gesù” in relazione al moto globale, millenario, della Chiesa: un moto centripeto, organico, che d

Pubblicato il: 10 July 2020

La cultura mediterranea

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